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Cosa s'intende per luminescenza?



 
La fisica moderna assegna alla luce due nature: una natura delle onde e una delle particelle. La natura delle particelle afferma che la luce è composta da pacchetti di energia, i cosiddetti quanti di luce o fotoni. L'energia contenuta in questi fotoni si riflette nella loro lunghezza d'onda (distanza spaziale tra il cavo dell'onda e la cresta dell'onda). Una lunghezza d'onda breve corrisponde a un elevato contenuto di energia, una lunghezza d'onda grande a un basso contenuto.
Quando la luce colpisce la materia si possono verificare diversi fenomeni:
  • Il fotone passa attraverso la materia senza ostacoli e nella stessa direzione (trasmissione, esempio: la luce che colpisce il vetro).
  • Il fotone colpisce un atomo e viene da questo riflesso in un'altra direzione con la stessa energia (riflessione, esempio: la luce che colpisce uno specchio).
  • Il fotone viene inghiottito dalla materia. L'energia del fotone diventa materia provocando un aumento del contenuto di energia. Questo può avvenire sotto forma di calore e/o di stimolazione elettrica della materia.
Per luminescenza s'intende l'emissione di fotoni (luce), che si generano al ritorno degli elettroni dallo stato eccitato allo stato di minima energia.
Gli elettroni possono eccitarsi dall' "esterno" in diversi modi, ad esempio con:
  • la corrente elettrica (elettroluminescenza), ad esempio nei LED: transizione dalla banda di valenza alla banda di conduzione
  • il bombardamento con elettroni (catodoluminescenza) ad es. i tubi a raggi catodici
  • la luce, quindi il bombardamento con i fotoni (fotoluminescenza)                    
Qui però occorre fare una distinzione tra fluorescenza e fosforescenza.
Si parla di fluorescenza quando l'emissione di fotoni da parte del materiale eccitato si estingue immediatamente o entro pochi nanosecondi dal termine dello stato eccitato.
Si parla di fosforescenza invece, se l'emissione di luce continua oltre l'area dei nanosecondi, raggiunge l'area dei millisecondi o addirittura può estendersi all'area dei secondi.

Immissione di calore (termoluminescenza)

Cosa è un "effetto Stokes"?
Se la radiazione elettromagnetica (luce da ultravioletto a infrarosso) si applica a un oggetto, una parte della luce viene assorbita. Gran parte della luce assorbita, viene convertita in calore (ad esempio, una superficie nera assorbe più luce in confronto a una superficie bianca e diventa quindi rispettivamente anche più calda con l'irraggiamento di luce).

La luce viene in sostanza assorbita dalle molecole. Con questa energia aggiuntiva, le molecole sono sollecitate a muoversi più velocemente, cioè oscillano più rapidamente, il che è accompagnato da un aumento di temperatura.

In alcuni materiali (come ad esempio le cosiddette "terre rare"), l'energia della luce (fotoni) viene utilizzata, per sollevare gli elettroni che si muovono ad energia minima, ma con percorso attorno al nucleo molto stabile (orbita interna dell'elettrone), ad un percorso con un livello di energia più elevato ma meno stabile (orbita esterna dell'elettrone).
Lì gli elettroni restano però solo per breve tempo, fino a quando tornano al loro stato fondamentale stabile attraverso orbite intermedie. L'energia liberata, viene a questi trasferita sotto forma di raggi elettromagnetici (fotoni = luce) o nel caso del cristallo però (come capita con le terre rare) sotto forma di cosiddetti fononi (vibrazioni del reticolo), il cristallo viene quindi indotto a forti vibrazioni. I fotoni qui generati (fotoni secondari) possiedono un'energia ridotta rispetto ai fotoni usati per l'eccitazione (fotoni primari).
 
Fotoni (fotoni primari), che hanno maggiore energia (quindi luce con lunghezza d'onda più corta) vengono usati per indurre un corpo ad "illuminare". I fotoni emessi dall'oggetto (fotoni secondari) hanno energia minore rispetto al fotone primario; la lunghezza d'onda della luce emessa è quindi più lunga.

Se la lunghezza d'onda emessa da un corpo irradiato è più lunga della lunghezza d'onda utilizzata per l'irradiazione, siamo in presenza del cosiddetto "effetto Stokes". Se l'emissione di radiazione secondaria è ritardata, la durata del ritardo dipende dal tempo di permanenza degli elettroni nelle orbite instabili.


Cosa è un "effetto anti-Stokes"?
Si parla di "effetto anti-Stokes", quando una radiazione elettromagnetica che colpisce un soggetto e viene da questo assorbita, ha onde più lunghe di quelle dell'irradiazione elettromagnetica che è stata emessa dall'oggetto.

A causa del processo di pompaggio e del breve tempo di permanenza degli elettroni nel rispettivo livello energetico, il rendimento ottenuto nell'effetto "anti-Strokes" in confronto con l"effetto Strokes" è nettamente inferiore, ovvero qui vengono generati molti meno fotoni secondari.

l = Lunghezza d'onda di una radiazione elettromagnetica (ad esempio della luce), la lunghezza d'onda costituisce un treno d'onda, cioè la distanza locale di due massimi o minimi adiacenti.
La lunghezza d'onda della radiazione elettromagnetica nell'area visibile è compresa circa tra 400 nm e 700 nm.
 
Al contrario dell'effetto Strokes qui servono più fotoni per sollecitare gli elettroni rispetto alla radiazione primaria. Un fotone porta l'elettrone sull'orbita intermedia 1, un altro fotone solleva quindi l'elettrone in un'altra orbita intermedia, più esterna, e un terzo fotone solleva in fine l'elettrone nell'orbita esterna.

Poiché le orbite intermedie, come l'orbita esterna, sono orbite instabili, gli elettroni rimangono in queste orbite solo per un tempo relativamente breve, prima di tornare allo stato fondamentale. Questa cosiddetta ricombinazione è tipicamente nell'area dei nano, micro o millisecondi.

Cosa è il "pompaggio ottico"?
Poichè nell'effetto "anti-Strokes" sono necessari più fotoni per sollevare un'orbita elettronica più esterna, si parla anche del cosiddetto processo di pompaggio.

Durante il "pompaggio" gli elettroni vengono sollevati via via nell'orbita intermedia successiva con l'aiuto dei fotoni primari, quindi vengono quasi pompati verso l'alto in un orbita elettronica più esterna. Più esterna è l'orbita elettronica, più energia potenziale possiede l'elettrone che si trova in essa. Il suo livello di energia è più elevato. Maggiore è la differenza tra i due livelli di energia, maggiore è l'energia del fotone che viene creato al ritorno dell'elettrone al suo livello stabile.

Cosa sono i "metalli delle terre rare"?
I metalli delle Terre rare sono elementi chimici del 3° gruppo del sistema periodico; i lantanoidi (17 elementi) rientrano anch'essi tra le Terre rare.

Tra l'altro (le Terre rare sono necessarie ad esempio anche per i magneti permanenti) i metalli delle Terre rare hanno anche particolari proprietà spettroscopiche. Al contrario dei semiconduttori (la zona proibita, cioè la distanza energetica tra la banda di valenza e banda di conduzione di un semiconduttore dipende dalla temperatura, pertanto anche la lunghezza d'onda emessa dal cristallo semiconduttore), leTerre rare allo stato solido (cristallo) hanno uno spettro di energia discreto (quindi un livello di energia nel guscio elettronico definito). Così, per assorbire la radiazione elettromagnetica, è necessaria una determinata lunghezza d'onda, dipendente dalla distanza del livello energetico. L'emissione di energia ottica (verso l'esterno) avviene anch'essa con lunghezze d'onda discrete, stabilite dal cristallo.

Per le loro proprietà ottiche si devono citare come rappresentanti importanti delle Terre Rare:
Y 39      Ittrio               
(usato tra l'altro per le sostanze luminescenti e i LED)
  
e i seguenti rappresentanti dei cosiddetti lantanoidi:
Pm 61 Promezio (usato per le cifre luminose)
Eu 63 Europio (trova applicazione nei LED e sostanze luminescenti)
Gd 64 Gadolinio (usato per sostanze luminescenti verdi)
TB 65 Terbio (usato per sostanze luminescenti)
Tm 69 Tulio (sostanze luminescenti per apparecchi televisivi)
Yb 70 Itterbio (sostanze luminescenti per apparecchi televisivi)

Con un drogaggio sistematico delle Terre rare cristalli, si possono influenzare le proprietà ottiche e modificarle in modo mirato. Così, l'erbio viene utilizzato, ad esempio, come cosiddetto attivatore. Tale attivatore si comporta quasi come un "catalizzatore".
 
Spesso nelle Terre rare cristalli si usa come rivelazione la radiazione elettromagnetica nella gamma infrarossa (IR). Le linee di assorbimento sono spesso pari a 980 nm o 940 nm, ma è possibile anche trovare linee di assorbimento nella gamma visibile (ad es. 640 nm) o nell'area UV (ad es. 365 nm o 385 nm).

In pratica nell'emissione di fotoni si verifica spesso l' "effetto Stokes" e l' "effetto anti-Stokes".
Tra la potenza ottica necessaria all'eccitazione del processo e la potenza ottica effettivamente emessa dal cristallo corrono decenni in fatto di esperienza. La potenza ottica richiesta per l'eccitazione nel campo IR è pari all'incirca a 10 mW (ad esempio con 980 nm), l'emissione nel campo visibile delle onde lunghe è quindi pari ad alcuni µW (anti-Stokes), nella gamma IR l'emissione però può anche uscire dal campo nW (Stokes). Una parte della radiazione primaria, però, serve innanzitutto anche a eccitare il cristallo, i fotoni servono per creare fononi, attraverso cui si aumentano le vibrazioni del reticolo (cristalli). Nel passaggio successivo possono di nuovo essere creati fotoni (luce) con i fononi.


Cosa è un "converter UP "?
Per "UP converter" s'intende in senso ottico la trasformazione di luce (dalla gamma UV alla gamma IR) di una lunghezza d'onda superiore (quindi con fotoni a energia più bassa) fino a una lunghezza d'onda inferiore (con fotoni a energia più alta). Questo incremento di energia avviene per "pompaggio ottico", cioè per emettere un fotone secondario, il cosiddetto converter UP deve assorbire più fotoni primari e in misura tale da raggiungere la quantità di energia del fotone secondario (o tale che l'elettrone venga sollevato nel guscio elettronico esterno). Ci troviamo di fronte in questo caso al cosiddetto effetto anti-Stokes.


Cosa è un "Converter DOWN"?
Si parla invece di un "converter DOWN"  in ottica, quando il fotone secondario creato da un fotone primario dispone di meno energia. Per generare un fotone secondario serve quindi solo un fotone primario. La differenza di energia viene trasmessa, ad esempio, al reticolo del cristallo del converter DOWN (come incremento fonone delle vibrazioni del reticolo).

Il processo presente nel converter DOWN si spiega con l'effetto Stokes.



Cosa è un "tempo di decadimento" o una "costante di tempo"?
In ottica, per tempo di decadimento o tempo di rilassamento s'intende il tempo necessario affinché un oggetto possa ritornare dallo stato eccitato allo stato fondamentale. La cosiddetta costante di tempo rappresenta l'unità di misura del tempo richiesto. La costante di tempo descrive, quanto tempo occorre affinchè un processo (partendo dallo stato eccitato) decada all'incirca al fattore 1/2.71 o 1/e (dove “e” sta per il numero di Eulero). La grandezza di misura della costante di tempo si utilizza in genere per processi che decadono in modo esponenziale. In pratica è stato dimostrato che sia all'effetto Stokes che all'effetto anti-Stokes, in prima approssimazione, decadono i seguenti processi di eccitazione.


Cosa s'intende per "pigmenti di sicurezza"?
I pigmenti di sicurezza sono pigmenti luminescenti inorganici (fosforescenti, quindi a luminescenza residua), spesso Terre rare cristalli, ma spesso anche solfuri di zinco, che, drogati in modo opportunamente personalizzato, possiedono proprietà ottiche del tutto specifiche. Questa "impronta digitale ottica" può essere utilizzata come carattere distintivo di sicurezza.

Cosa s'intende per "granulometria"?
Per granulometria s'intende, in relazione alle Terre rare cristalli, la dimensione presente del cristallo in seguito al processo di lavorazione (ad esempio la macinatura o processo di condensazione). Solitamente questa spazia da 300 nm a 20 µm di diametro. A questo riguardo occorre notare che con una granulometria decrescente ne risente anche l'efficienza (rendimento) in relazione all'effetto anti-Sotkes o effetto Stokes. Di solito, in pratica, si utilizzano dimensioni del granulo comprese tra 5 µm e 10 µm. La produzione di granulometrie inferiori a 1 µm risulta inoltre molto laboriosa e di conseguenza molto costosa. A causa della granulometria estremamente ridotta (talvolta inferiore ad un micrometro) le Terre rare cristalli così trattate sono chiamate anche LNP, ovvero Nanoparticelle luminescenti.

Cosa s'intende per "autenticazione del prodotto"?
(rivelazione di pigmenti di sicurezza)
Oltre ai campi di applicazione classici delle Terre rare cristalli nei magneti permanenti, nelle apparecchiature per raggi X, negli schermi televisivi, ma anche nei LED, schermi al plasma e LCD e lampade fluorescenti tubolari, si utilizzano una serie di questi lantanoidi e ittrio anche per l'autenticazione del prodotto. Le Terre rare cristalli, in funzione alle esigenze, vengono opportunamente drogate (per esempio con l'attivatore erbio), per cui le loro proprietà risultano conseguentemente modificate. La risposta ottica diventa quindi specifica per il prodotto e quindi rappresenta in un certo senso, un’ "impronta digitale ottica", riproducibile solo difficilmente, se non si ha a disposizione la "ricetta".
 
Con il drogaggio delle Terre rare cristalli è possibile influenzare sia la lunghezza d'onda dell'eccitazione che lo spettro di emissione e la costante di tempo, dunque la risposta ritardata su un hub primario (impulso ottico di eccitazione).
 
Una caratteristica importante delle Terre rare cristalli è che queste sopportano tipicamente temperature fino a  800° C. Inoltre, questi cristalli non sono tossici, quindi è possibile una serie di settori di applicazione. Inoltre, questi pigmenti inorganici sono estremamente stabili alla luce, cioè, le proprietà di luminescenza sono mantenute anche per un periodo di tempo più lungo.
 
Nel frattempo, esiste una serie di dispositivi di rilevazione, che consente di rivelare le Terre rare cristalli sia INLINE (serie LUMI-INLINE), OFFLINE  in loco (serie LUMI-MOBILE) che in laboratorio (serie LUMI-LAB). La concentrazione delle Terre rare cristalli in relazione all'eccipiente (host) può scendere fino alla gamma ppm (a seconda del tipo di Terre rare cristalli).
 
Come si rivelano le Terre rare cristalli?
Poiché le Terre rare cristalli fungono sia da converter UP che da converter DOWN, lo spettro secondario può servire come rivelazione. Inoltre, la conseguenza temporale (rilassamento) della radiazione secondaria può essere utilizzata come rivelazione. Entrambi gli effetti (spettro secondario e di decadimento) forniscono in sintesi una rivelazione sicura anche con concentrazioni molto basse.

Che tipo di apparecchiature sono disponibili per la rivelazione?
Il dispositivo di rivelazione più semplice e più conveniente come costi sarebbe la cosiddetta penna laser (tipo LUMI-LP-IRL/UV/VIS-3B). É dotata di radiazione laser della lunghezza d'onda di 980 nm di una potenza di circa 10 nW. La radiazione laser viene focalizzata alla distanza di 10 - 20 mm dall'uscita della penna. La luce IR, in presenza di una Terra rara cristallo (e supponendo che assorba la radiazione di 980 nm) viene convertita nella gamma visibile (converter UP) e di conseguenza fornisce il drogaggio di luce blu, verde, gialla, arancione o rossa.

Tuttavia, in questo caso occorre essere consapevoli dell’utilizzo di una radiazione primaria, che rientra nell'area della classe laser 3B. La penna laser è un prodotto della Classe laser 3B.
 
Un prodotto laser di classe 3B deve essere utilizzato solo in combinazione con occhiali di protezione laser adatti (ad esempio tipo LUMI-SG-IRL-3B). Inoltre, l'uso è consentito solo in locali, che sono muniti all'esterno da un'appropriata avvertenza di segnalazione abbinata a una luce di segnalazione. Con la penna laser, si possono rivelare concentrazioni di Terre rare cristalli   fino a circa 50 ppm (a seconda del rispettivo cristallo).

Meno problematica, invece, è la rivelazione di Terre rare con dispositivi LUMI-MOBILE. Questi utilizzano LED IR con una lunghezza d'onda (lunghezza onde medie) di ca. 940 nm. I dispositivi sono completamente innocui per l'occhio umano (LED simili vengono impiegati anche nei telecomandi degli apparecchi TV o impianti audio). Negli apparecchi LUMI-MOBILE si utilizza, come criterio, la costante di tempo della curva di decadimento delle Terre rare cristalli. É possibile rivelare concentrazioni fino alla gamma 1 ppm. 
 
Durante la produzione dei materiali muniti di Terre rare cristalli è necessario controllare la concentrazione delle Terre rare stesse. A questo riguardo la serie LUMI-INLINE serve a determinare nel substrato anche l'intensità (e dunque la concentrazione) delle Terre rare cristalli. Sono disponibili a tal fine sia segnali analogici che segnali digitali. Inoltre, il rivelatore può essere collegato anche a un'interfaccia seriale (RS232, USB o anche Ethernet). Uno speciale software di monitoraggio consente di registrare i dati di misurazione.
 
Per la rivelazione in laboratorio è possibile scegliere apparecchi, sia che registrano la caratteristica di decadimento (nella gamma IR) che lo spettro di emissione nel campo visibile (LUMI-LAB-IRL/VISIR-CL1), sia apparecchi che riproducono la caratteristica di decadimento temporale nella gamma IR e la rispettiva intensità suddivisa in segmenti della gamma di lunghezza d'onda compresa tra 700 nm e 1100 nm (LUMI-LAB-IRL/IR-CL1, brevettati).

Entrambi i dispositivi di rivelazione rientrano nella gamma della Classe laser 1, il che è possibile con l’impiego di un processo appositamente brevettato.
 
Dispositivi di rivelazione per uso mobile

Con il LUMI-MOBILE si valuta il decadimento temporale di un campione eccitato otticamente. Sull'oggetto da testare viene orientato un impulso IR o un impulso UV. Al termine dell'impulso di eccitazione, viene registrata e valutata la curva di decadimento. Si determina inoltre l'intensità iniziale dell'impulso di decadimento.
 
LUMI-MOBILE-LAB-IR/IR
LUMI-MOBILE-LAB-UV/VIS


Parametrizzazione della costante di tempo e l'intensità di un max. di 31 prodotti, questi vengono inseriti in un file nel PC e servono ai dispositivi LUMI-MOBILE QC (quick check) come parametro di default, e ai dispositivi di LUMI-MOBILE-PT (tester tascabile) come default di un prodotto.


Interfaccia utente Windows® Software LUMI-MOBILE-LAB-Scope:

LUMI-MOBILE-QC-IR/IR
LUMI-MOBILE-QC-UV/VIS


Con questo apparecchio si possono memorizzare fino a 31 prodotti, che possono essere letti tramite file (i prodotti sono stati precedentemente individuati mediante il dispositivo di LUMI-MOBILE-LAB e poi salvati in un file).

Dopo aver riconosciuto un prodotto, si avverte una risposta acustica e sul display della grafica viene visualizzata una rappresentazione ottica. Anche in questo caso viene controllata la caratteristica di decadimento della Terra rara cristallo.

Interfaccia utente Windows® Software LUMI-MOBILE-QC-Scope:

LUMI-MOBILE-PT-IR/IR
LUMI-MOBILE-PT-UV/VIS

Al contrario dell'apparecchio LUMI-MOBILE-QC, qui abbiamo a disposizione un record di parametri.

Interfaccia utente Windows® Software LUMI-MOBILE-PT-Scope:

LUMI-MOBILE-DA-IR/IR
LUMI-MOBILE-DA-UV/VIS


Al contrario degli apparecchi MOBILE-LUMI-QC e LUMI-MOBILE-PT qui non si cercano prodotti specifici, in precedenza accertati con LUMI-MOBILE-LAB. Anzi si cerca in generale una costante di tempo e una concentrazione di una Terra rara cristallo e questo su tutta la gamma dinamica, cioè da una concentrazione molto bassa nella gamma ppm fino ad una concentrazione altissima.

Software relativi:
Windows® Software LUMI-MOBILE-DA-Scope

LUMI-MOBILE-JR-IR/IR
LUMI-MOBILE-JR-UV/VI
S



L'indicazione avviene tramite LED bicolore. Il verde indica che è stata rivelata una Terra rara cristallo, il rosso invece indica che non è stata trovata. Il segnale ottico è supportato da un segnale acustico.

Anche qui, analogamente all'apparecchio LUMI-MOBILE-DA si cerca sull'intera gamma dinamica. In questo modo vengono rilevate sia concentrazioni bassissime (nella gamma ppm) sia concentrazioni altissime.

Software relativi:
Windows® Software LUMI-MOBILE-JR-Scope

LUMI-MOBILE-FIO-LAB-IR/IR
LUMI-MOBILE-FIO-LAB-UV/VIS

L'apparecchio a fibra ottica LUMI-MOBILE-FIO-LAB è una variante dell'apparecchio LUMI-MOBILE-LAB, che sostanzialmente assomiglia alla versione standard. Solo che qui l'ottica è stata modificata nell'interesse di un collegamento per fibra ottica.

LUMI-MOBILE-FIO-QC-IR/IR
LUMI-MOBILE-FIO-QC-UV/VIS


La versione fibra ottica LUMI-MOBILE-FIO-QC ha lo stesso software della LUMI-MOBILE-QC, l'hardware è comunque dotato di un collegamento per fibra ottica.

LUMI-MOBILE-FIO-PT-IR/IR
LUMI-MOBILE-FIO-PT-UV/VIS

Anche nella versione LUMI-MOBILE-PT troviamo un modello fibra ottica LUMI-MOBILE-FIO-PT.

Il software è identico a quello della versione standard LUMI-MOBILE-PT.

LUMI-MOBILE-FIO-DA-IR/IR
LUMI-MOBILE-FIO-DA-UV/VIS


La versione LUMI-MOBILE-DA ha anche una variante fibra ottica LUMI-MOBILE-FIO-DA.

Anche in questo caso il sofware è identico a quello della versione standard.

LUMI-MOBILE-FIO-JR-IR/IR
LUMI-MOBILE-FIO-JR-UV/VIS


Nella versione LUMI-MOBILE-JR è disponibile anche una variante fibra ottica LUMI-MOBILE-FIO-JR.

Anche per questa vale la regola che la versione fibra ottica è corredata dello stesso software della versione standard LUMI-MOBILE-JR.

Apparecchi rivelatori INLINE negli impianti di produzione

LUMI-INLINE-IR/IR
LUMI-INLINE-UV/VIS



La versione LUMI-INLINE ha due uscite analogiche, che forniscono informazioni sulla concentrazione di Terra rara cristallo. Inoltre è munita di 4 uscite digitali con cui possono essere memorizzati fino a 15 prodotti.

Software relativi:
Windows® Software LUMI-INLINE-Scope
Windows® Monitoring Software LUMI-INLINE-MONITORING-Scope

LUMI-INLINE-FIO-IR/IR
LUMI-INLINE-FIO-UV/VIS

Nella versione LUMI-INLINE è disponibile anche un modello fibra ottica LUMI-INLINE-FIO. Si possono selezionare tre sorgenti luminose: due versioni con gamma IR, un modello IR-LED e un modello IR-LD, e una versione UV.

Software relativi:
Windows® Software LUMI-INLINE-Scope

Apparecchi rivelatori da laboratorio

Gli apparecchi da laboratorio LUMI-LAB si consentono una rappresentazione dello spettro secondario nella gamma visibile. Inoltre con il LUMI-LAB-IRL/VISIR si può registrare il tempo di decadimento nella gamma IR e con il LUMI-LAB-UV/VIS una rappresentazione delle curve di decadimento nellarea spettro visibile.

LUMI-LAB-IRL/VISIR-CL1
LUMI-LAB-UV/VIS-CL1

Software relativi:
Windows® Software LUMI-LAB-Scope

LUMI-LAB-8-IRL/IR-CL1
LUMI-LAB-8-IR/IR
In questa versione si esamina sia lo spettro secondario che la caratteristica di decadimento nella gamma IR. La gamma IR qui è suddivisa in 8 settori. Per ogni settore si determina sia la costante di tempo che l'intensità della radiazione secondaria (procedura con brevetto depositato).

Software relativi:
Windows® Software LUMI-LAB-Scope

Qui si eseguono misurazioni nella gamma di lunghezza d'onda compresa tra 700 nm e 1100 nm, con 8 rilevatori. Ogni rilevatore controlla una finestra di misura di 50 nm. Si accerta l'intensità iniziale C1 e la costante di tempo t del rispettivo impulso di decadimento.





LUMI-LAB-16-IRL/VISIR-CL1

LUMI-LAB-16-IR/VISIR
LUMI-LAB-16-UV/VISIR

Con questi modelli LUMI-LAB, oltre allo spettro IR, si valuta anche lo spettro visibile. Essi dispongono inoltre di un totale di 14 rilevatori, con i quali si può coprire una gamma di lunghezza d'onda compresa tra 400 nm e 1100 nm.

Software relativi:
Windows® Software LUMI-LAB-Scope
Vengono valutati sia l'intensità e la costante di tempo nell'intervallo di lunghezza d'onda rispettivi.

 



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